L’appello «Proteggere i salari e non le frontiere» dà i suoi effetti

Oltre 2000 persone hanno firmato il nostro appello per un’Europa sociale, per la libera circolazione delle persone e per forti diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. I suoi effetti si sono già fatti sentire a livello internazionale. Nel Parlamento europeo gli eurodeputati progressisti si sono schierati compatti a favore di una proposta che sostiene le misure d’accompagnamento in Svizzera.

Il Consiglio federale ha avviato nel dicembre 2018 una procedura di consultazione sul progetto di Accordo quadro tra la Svizzera e l’Unione europea e ne sta traendo le conclusioni. Alla fine di marzo anche il Parlamento europeo si è occupato di questo tema. Anche qui, hanno fatto molto discutere le misure di protezione dei salari della Svizzera (misure d’accompagnamento alla libera circolazione delle persone).

Il risultato della votazione del 26 marzo, avvenuta durante il dibattitto plenario, mostra con chiarezza che le forze progressiste in Europa sostengono la posizione dei sindacati svizzeri. Non è “l’UE” a voler indebolire la protezione salariale in Svizzera, ma sono le forze neoliberali nell’UE e i loro amici verdi liberali (PVL) e del PLR che affiancano il ministro degli esteri Ignazio Cassis. Ma andiamo per ordine.

Misure di accompagnameno «sproporzionate»?

Klicke den Bearbeitungs-Button um diesen Text zu verändern. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus ne«La raccomandazione relativa all’Accordo quadro istituzionale tra l’Unione europea e la Confederazione svizzera» discussa nel Parlamento europeo è indirizzata al Consiglio europeo, alla Commissione europea e alla vicepresidente della Commissione e Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Si tratta di circa tre dozzine di singole raccomandazioni. Soprattutto una è inaccettabile da un punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori. Si tratta della «1.m». Essa raccomanda di «esprimere rammarico per le sproporzionate “misure di accompagnamento” unilaterali della Svizzera, in vigore dal 2004; di invitare la Svizzera, che ritiene importanti le misure di accompagnamento, a cercare una soluzione che sia pienamente compatibile con i pertinenti strumenti dell’UE.» Ciò appare come una giustificazione del previsto smantellamento dell’efficace dispositivo di protezione dei salari svizzeri e di un futuro taglio delle misure di accompagnamento in nome della “libertà d’impresa”.

L’appello contribuisce a formare le opinioni

L’appello che abbiamo lanciato il 15 marzo ha ottenuto il sostegno di sindacaliste e sindacalisti e scienziate e scienziati di tutta Europa e ha ben contribuito a formare le opinioni in seno al Parlamento europeo. Il documento è stato diffuso tra le/gli esponenti dei tre gruppi progressisti (socialdemocratici, verdi e sinistra progressista) e, per esempio Gabi Zimmer, capogruppo della sinistra unitaria europea lo ha sottoscritto. Anche la CES (Confederazione europea dei sindacati) e le confederazioni sindacali di Germania e Austria (DGB e ÖGB) lo hanno pubblicizzato presso le/i loro rappresentanti in Parlamento.

Il 26 marzo, in occasione del dibattito plenario, gli eurodeputati dei tre gruppi progressisti hanno votato compatti per un emendamento del copresidente dei Verdi europei Reinhard Bütikofer. Voleva modificare il contestato passaggio nella raccomandazione «1.m» relativo alle misure di accompagnamento in Svizzera. Bütikofer nella sua proposta sottolinea «l’importanza della legislazione sociale e di misure efficaci per proteggere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e per prevenire il dumping sociale – comprese le misure di accompagnamento svizzere – e chiede che questo punto sia esaminato attentamente al fine di giungere ad un consenso che sia vantaggioso per ambo le parti».

La lode alle misure di accompagnamento non passa ma fa un buon risultato

Malgrado l’appoggio compatto della sinistra, l’emendamento ha ottenuto 264 voti a favore, 352 contrari e 30 astensioni, perché è stato boicottato dalla destra critica dell’UE. Da notare comunque che anche Tiziana Beghin, autrice della originaria raccomandazione critica nei confronti delle misure d’accompagnamento, ha votato a favore di questo emendamento! È invece fallito solo per pochi voti (303 favorevoli e 330 contrari) una seconda proposta dei verdi di semplicemente stralciare dalla raccomandazione il passaggio critico sulle misure di accompagnamento.

L’originario progetto di raccomandazione è stato quindi sottoposto a votazione finale. Una larga maggioranza di eurodeputati progressisti (tutti i verdi, la sinistra progressista e parte dei socialdemocratici) non l’ha appoggiato. La raccomandazione non è neanche riuscita ad ottenere i due terzi dei voti (393 sì, 132 no, 81 astensioni) dopo che nelle competenti commissioni i favorevoli erano l’80%.

Solidarietà internazionale contro neoliberismo e forze nazionalistiche e sciovinistiche

Helmut Scholz, portavoce della politica commerciale del gruppo europarlamentare della sinistra progressista, ha deplorato la decisione. Sostiene che l’accordo quadro tra UE e Svizzera indebolirebbe la lotta contro il dumping salariale e sociale nella Confederazione. Ritiene che il principio “stesso salario per stesso lavoro” vada rinforzato nell’UE «invece di minare approcci sensati come quello in Svizzera. L’accordo con Berna silura anche il recente inasprimento della direttiva sul distacco dei lavoratori dell’UE, ancor prima che entri in vigore.»

In Svizzera, i sindacati continueranno ad opporsi all’attuale progetto di Accordo quadro. Nello stesso tempo ci stiamo preparando al fatidico voto sull’iniziativa popolare dell’UDC che chiede di fatto la disdetta dell’accordo sulla libera circolazione delle persone con l’UE. In questa votazione vi è in gioco tutto il rapporto bilaterale della Svizzera con l’Unione europea.

Noi conduciamo una duplice lotta: da un lato contro le forze neoliberali e dall’altro contro le forze nazionalistiche e sciovinistiche. La solidarietà internazionale dei partiti, dei sindacati e dei movimenti per una Europa sociale continua a svolgere in questa lotta un ruolo chiave.

Continua la campagna per la libera circolazione delle persone con una forte protezione salariale

Qualora il Consiglio federale lo parafasse, l’Accordo quadro potrà entrare in vigore solo se sarà ratificato dal nuovo Parlamento europeo che sarà eletto in maggio. Più numerose saranno le forze sociali nell’Europarlamento, più forte sarà la loro voce per il rafforzamento dei diritti dei lavoratori e contro lo smantellamento delle misure di protezione dei salari. Questo aumenterà le nostre possibilità di ottenere un accordo quadro migliore al servizio delle lavoratrici e dei lavoratori in Svizzera, in Europa e anche oltre questi confini.

Unia non è solo il più grande sindacato svizzero, ma è anche la più grande organizzazione delle/dei migranti. Oltre la metà dei nostri aderenti ha un passaporto straniero, per la maggior parte di un paese dell’Unione europea. A questi si aggiungono decine di migliaia di cittadine e cittadini dell’UE affiliati ad altri sindacati dell’USS. Poiché per noi è importante che le forze sociali diventino più incisive nel Parlamento europeo, invitiamo le nostre associate e i nostri associati a utilizzare in questo senso il loro diritto di voto in occasione delle prossime elezioni europee.

Inoltre continuiamo a incoraggiare i membri dell’attuale e del futuro Parlamento europeo, come pure le/i rappresentanti dei movimenti sociali europei, a sottoscrivere il nostro appello “Proteggere i salari e non le frontiere”.

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